Il Judo

Senza dubbio molte persone hanno sentito i nomi di Jujusu e Judoma, probabilmente, pochi possono dire con esattezza cosa questi nomi significhino.Quindi cercherò di spiegare in questo libro la differenza tra queste parole e come il termine abbia sostituito quello di Jujutsu.Nei tempi feudali c'erano in giappone molte arti marziali....tra questi una era chiamata Jujutsu e talvolta Taijutsu o Yawara...Imparai quest'arte sotto molti maestri eminenti del tardo periodo feudale, ancora vivi quando ero giovane...alla fine mi convinsi che qualsiasi fosse l'obiettivo, dal colpire in un certo punto all'atterrare l'avversario in questo o quel modo, doveva esserci un PRINCIPIO UNIVERSALE che governava l'intero settore e che tale principio consisteva nel massimo e più efficace uso dell'energia mentale e fisica diretto al compimento di un certo e definito proposito o scopo. Avendo sviluppato questo " Principio fondamentale" , studiai nuovamente, secondo le mie capacità, tutti i metodi di attacco e difesa allora insegnati e ne verificai il valore in base ad esso.Mantenni solo quelli che concordavano con questo Principio ed eliminai gli altri introducendo nuovi metodi che ritenevo essere la giusta applicazione di questo principio. I metodi così formulati costituiscono i modi di attacco e difesa ora insegnati al Kodokan sotto il nome di Judo, per distinguerlo dal Jujutsu insegnato dai vari maestri in epoca feudale.
da "Judo" di Jigoro Kano, pubblicato nel 1937
Principi del Judo
Il Judo ha la natura dell'acqua. L'acqua scorre per raggiungere un livello equilibrato.
Non ha propria forma, ma prende quella del recipiente che la contiene. E` indomabile e penetra ovunque.
E` permanente ed eterna come lo spazio e il tempo.Invisibile allo stato di vapore, ha tuttavia la potenza di spaccare la crosta della terra.
Solidificata in un ghiacciaio, ha la durezza della roccia..."
Bunji Koizumi (8° Dan), Shi-han (1886-1964)
Sicuramente il primo principio è il "Do" la via, inteso come costante ricerca, percorso in itinere, costruzione e revisione continua della progettualità personale.
Un intento che si traduce sul tatami (materassina) con l'attenzione e lo stimolo a non accontentarsi facilmente dei risultati raggiunti bensì a ricercare soluzioni nuove a problemi motori o judoistici incontrati praticando.
Quando lo stile della ricerca del miglioramento personale, unito ad un graduale sviluppo delle capacità progettuali riesce a divenire una qualità peculiare del piccolo judoista, siamo di fronte ad una forte e favorevole condizione per un equilibrato a positivo sviluppo psico-emotivo. Infatti, sono proprio la mancanza di intenti e la scarsa capacità di prospettarsi e programmarsi un futuro alcuni dei deficit che influiscono negativamente sulla crescita dei bambini e degli adolescenti (età, quest'ultima, in cui tali carenze si traducono a volte in modo anche drammatico).
Il secondo principio è quello del "miglior impiego dell'energia", che non è da intendersi come minimo sforzo e massimo risultato ma nell'unire, in modo armonico, le componenti fisiche, mentali ed emotive, per puntare ad utilizzare al meglio le proprie capacità (nel randori, combattimento, ciò significa mirare all'ippon, punto vincente, e nella pratica dei kata, forma, la ricerca della perfezione del gesto).
La terza indicazione forte è quella di "Jitakyoci": tutti insieme per crescere e progredire. Infatti i due principi precedenti che puntano entrambi (ad una lettura semplicistica) allo sviluppo personale, incontrano inequivocabilmente in questo ultimo concetto la loro funzione sociale e di contributo al mutuo miglioramento. Ritroviamo e collochiamo qui tutto il lavoro volto alla collaborazione, allo spirito del rispetto, all'interazione produttiva, allo scambio reciproco, alla valorizzazione dei meriti e alla puntualizzazione delle lacune, alla pratica con tutti i compagni indistintamente. Ciò in una attività di lotta come il Judo dove, quando l'aspetto della mutua prosperità si fa luce, facilmente riesce a trasmettersi anche all'esterno del Dojo, cioè nella vita di tutti i giorni.
da E.Mainuz - le mie memorie
Concetti
Il JU-DO è la via (DO) più efficace per utilizzare la forza fisica e mentale. Allenarsi nella disciplina del judo significa raggiungere la perfetta conoscenza dello spirito attraverso l'addestramento attacco-difesa e l'assiduo sforzo per ottenere un miglioramento fisico spirituale. Il perfezionamento dell'io così ottenuto dovrà essere indirizzato al servizio sociale, che costituisce l'obiettivo ultimo del judo. Il mio metodo d'insegnamento consiste nell'esercitare la tecnica di combattimento e nella ricerca teorica, entrambe le cose elaborate dal principio "Yawara". Questa definizione richiede un approfondimento, perchè voler spiegare tutta la teoria del Judo partendo da questo principio è una forzatura...
"Yawara" significa adeguarsi alla forza avversaria al fine di ottenere il pieno controllo...Ad esempio:si immagini di essere in posizione eretta e di venire assaliti da un avversario che ci immobilizza abbracciandici da dietro. Attenendoci fedelmente al principio "yawara" è impossibile liberarci, perchè dovremmo agire assecondando la forza dell'altro...Vediamo allora come ci si può liberare da una simile stretta...
In questo caso l'azione non si è attenuta al principio di adeguarsi alla forza avversaria, ma al contrario ha reagito direttamente contro quella dell'avversario. Diremo allora che abbiamo usato la forza nel modo più efficace per liberarci.
Un'altra considerazione riguardo il principio Yawara è la seguente: se per Waza (tecnica) del Judo si intende unicamente adeguarsi alla forza avversaria, allora nessuna iniziativa si dovrebbe intraprendere quando l'avversario non attacca ed entrambi rimarrebbero inattivi. La dottrina del Judo non è così ristretta; noi possiamo agire ogni volta che vogliamo. L'importante è impiegare la forza minima per ottenere un risultato vantaggioso.
da "fondamenti del judo" di Jigoro Kano

